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Il Lunedì del Delfino

Il calcio è di chi lo ama, ma non a Pescara

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Probabilmente il Pescara è l’unica squadra al mondo che storicamente non dovrebbe festeggiare le sue promozioni nella Massima Serie, al contrario quasi maledirle, almeno dal punto di vista dei tifosi. Per la Società, invece, non sembra rappresenti un problema l’aver messo in piedi (per modo di dire, visto che a fatica si reggono i giocatori …) una Rosa (definizione eufemistica anche questa) capace di raggiungere una tale impressionante mole di record negativi, che forse non saranno mai neppure eguagliati. Daniele Sebastiani, continuiamo a ripeterlo, avrebbe dovuto cospargersi il capo di cenere, chiedere umilmente scusa a tutta la città e farsi da parte, perché la logica ci dice quanto sia inutile e dannoso continuare a gestire, dal punto di vista tecnico, un meccanismo con il quale egli non riesce proprio a entrare in empatia. Possibile che nessuno abbia il coraggio di affrontarlo e dirgli senza mezze parole che il calcio non è un mestiere per tutti, che in quest’ambiente saper fare di conto non è assolutamente sufficiente? Che ci vuole passione, saper soffrire e gioire con eguale intensità e, soprattutto, rispettare l’ambiente, i tifosi, il popolo degli appassionati?

Ecco, a Daniele Sebastiani difettano in maniera importante doti umane, quali l’umiltà e il rispetto. Egli è sempre convinto di aver agito per il meglio e, straordinariamente, giacché le decisioni finali spettano sempre e solo a lui, riesce anche a paventare l’idea che le responsabilità per gli insuccessi, siano da attribuire ad altri! D’altronde viviamo in un’epoca dove la politica ci ha abituati ad accettare qualsiasi nefandezza, fatta e detta, tanto poi il giorno successivo si può sempre smentire, ritrattare e correggere, ribaltando concetti che apparivano espliciti, quindi che speranze abbiamo di assistere nel breve a un eventuale modifica dell’assetto societario? Diremmo nessuna, anche perché l’attuale presidente ha ormai consolidato i rapporti con l’ambiente affaristico che ruota intorno al mondo del pallone, al punto da essere assolutamente ben visto dalla critica nazionale (e locale dei lacchè …), in modo diametralmente opposto a come lo vedono i tifosi del Delfino.

Non ci resta che piangere e magari attendere, con scarsa fiducia lo diciamo subito, eventuali accadimenti di natura non necessariamente calcistica, propedeutici di quel vento di cambiamento che la stragrande maggioranza dei tifosi anela ormai da qualche tempo.

Di certo, per ora, ci sono solo le querele che i due maggiori azionisti hanno iniziato a scambiarsi, ulteriore dimostrazione dell’imperante dilettantismo, a livello di mentalità, che davvero poco si addice a questi livelli. Al peggio non ci sarà mai fine e la dirigenza biancazzurra sembra assolutamente intenzionata a dimostrarlo, non paga di aver gettato nel ridicolo un ambiente che, in fondo, chiedeva solo di onorare questa stagione, giocarsela alla pari con le rivali per la lotta alla salvezza e sperare fino all’ultimo di riuscire a farcela, comunque fosse andata a finire.

C’è di che essere nauseati per la necessità di dover continuare a scrivere su questa squadra, perché il dovere di cronaca ha ormai definitivamente oscurato ogni minuscola parvenza di piacere che inizialmente ci spingeva a raccontarne le vicende. Il calendario, nel frattempo, ci consegna, per domenica prossima, la trasferta di Bologna, città che evoca ricordi fra i più gloriosi e felici, nonostante gli altrettanto amari finali delle stagioni successive, comunque nemmeno lontanamente paragonabili alla vergogna delle ultime due fugaci apparizioni nel giro delle grandi. Coraggio, dunque, ne restano solo tre e poi finalmente potremo occuparci di altro, valutando nel corso dell’estate quanto ancora possa essere utile continuare a seguire le sorti di una società senza cuore e anima, capace solo di vendere e acquistare calciatori per favorire gli agenti e i club più blasonati e assolutamente disinteressata ai risultati sul campo, quasi che i novanta minuti di gioco rappresentino più un fastidio, piuttosto che il fine ultimo di tanto lavoro. Tutto ciò non può piacere a chi siede sugli spalti o in poltrona dopo aver pagato costosi abbonamenti, purtroppo pare soddisfare, invece, chi gestisce il potere da dietro una scrivania. Il calcio è di chi lo ama, recitava un noto slogan, perciò non può essere degli affaristi e nemmeno di chi lo utilizza per altri scopi.

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